Territorio

Al Rione Sanità di Napoli, l’umanesimo o diventa Umanità o muore! Un umanesimo che diventa umanità è Bellezza, una bellezza che, come diceva Pasolini, si vede perché è viva e quindi reale. Ma aggiungeva che per vedere la Bellezza bisognava avere occhi aperti, occhi curiosi che aspettano che accada qualcosa, occhi che credono che la bellezza esista.

E’ con questi occhi che vi chiediamo di guardarci.

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Il Rione Sanità nell’antichità era una valle cimiteriale al di sotto della collina di Capodimonte, poi la città – ormai capitale – ingrandendosi ne fece un’area abitata da nobili famiglie e ricca borghesia. Nel 1800, durante il decennio francese, la costruzione di un enorme ponte al di sopra della vallata ne decretò l’esclusione riducendolo ad un ghetto.

Oggi il Rione Sanità è una sorta di periferia al centro della città. Un reticolo di vicoli caratterizzato da forte degrado sociale ed economico. Microcriminalità e devianza sono da sempre gli elementi più raccontati dalla cronaca, ma da quando la comunità cristiana ha aperto le porte ai giovani, investendo in educazione, e ha messo a loro disposizione tanti spazi e un meraviglioso patrimonio artistico, si è liberata una effervescente vitalità e una concreta possibilità di crescita e di riscatto.

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Al Rione Sanità abita la Bellezza: Catacombe, Basiliche, palazzi, un ingente patrimonio storico-artistico rappresenta i nostri Beni Comuni. Ed abita uno straordinario Capitale Umano che è possibile incontrare nei volti delle persone e nel tessuto sociale dotato di innate capacità artistiche e creative.

In una Comunità se il fine è la Cura del Bello, la Cultura del dono e della Partecipazione, la CRESCITA del Capitale Umano deve utilizzare solo questi mezzi. Ad oggi, nel Rione Sanità lavorano oltre 30 enti non profit (cooperative, associazioni, gruppi parrocchiali etc.) che, giorno per giorno, si impegnano a preservare e far conoscere al mondo la bellezza del quartiere ed a far crescere una generazione che saprà costruire una vita migliore.

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E’ noto a tutti come la musica fa bene al cuore e rende migliori. Al Rione Sanità due orchestre sinfoniche, ognuna composta da 44 elementi, sperimentano un progetto di educazione musicale pubblica, diffusa e capillare, con accesso gratuito e libero per bambini e adolescenti di tutti i ceti sociali. La funzione liberatoria del teatro s’impone, nel quartiere dov’è nato Totò. Ecco perché qui è bello vedere che anche una chiesa diventa teatro. Più di cento bambini hanno incontrato il mare, hanno partecipato in questi ultimi anni a Corsi di vela. Un arricchimento fantastico, stimoli nuovi e diversi, sperimentazioni impensabili. Oggi uno dei nostri ragazzi è campione regionale.

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“Ciò che manca ai miei è il dominio sulla parola”

scriveva don Milani, l’importanza di scindere la povertà dall’ignoranza era già nota a lui e non ha oggi meno valore per noi, né per i nostri poveri. La dispersione scolastica dalle nostre parti è ancora una realtà piuttosto consistente e ben due case canoniche oggi accolgono bambini ai quali si insegna a dominare la parola altrui e la propria. La cooperazione, al Rione Sanità, non è solo una forma giuridica d’impresa, è un’esperienza, la sola che possa invertire la dinamica del pregiudizio e della rassegnazione.

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Dal 2009 da quando il Pontificio Consiglio delle Cultura ha affidato al territorio la gestione delle Catacombe di Napoli tutto si è accelerato: una cooperativa, nata dai giovani del Rione, oggi, con quindici dipendenti a tempo indeterminato, gestisce il prezioso sito. Il lavoro dei giovani ha prodotto un incremento considerevole del flusso turistico nel quartiere e anche i piccoli e medi commercianti del territorio hanno iniziato a capire le potenzialità del Rione. Un primo gruppo, riunito attraverso lo strumento giuridico del contratto di rete, costituisce la componente profit della Fondazione.

Insieme alla fruizione i giovani si sono preoccupati della conservazione avviando un recupero innovativo dei siti, non solo per l’uso delle nuove tecnologie ma, soprattutto perché attento ai diversamente abili. Oggi, ad esempio, la catacomba di San Gennaro è l’unica al mondo fruibile da tutti. La manutenzione ordinaria e straordinaria di tutto il patrimonio è stata affidata ad altri giovani del quartiere, oggi sono 15, costituiti in cooperativa di tipo B. Le ricadute sono state innumerevoli: incremento dei restauri, dell’artigianato, dei servizi della ristorazione, un primo gruppo di piccoli imprenditori del quartiere, legati da un contratto di Rete, costituisce oggi, insieme alle parrocchie e alla Rete del no profit del Rione, la componente più interessante della Fondazione San Gennaro.
E ancora tra le piccole cooperative bizzarre: un moderno studio di registrazione, un gruppo di mamme che offre catering, un’accoglienza coccolata in tre strutture ricettive, molti hanno iniziato a comprendere le potenzialità del Rione.

Negli ultimi 4 anni: 10.620 mq di Patrimonio illuminato, 632 mq di Patrimonio restaurato, 11.450 mq di Patrimonio reso fruibile, oltre 100 partner, oltre 100 posti di lavoro diretti/indiretti e circa 200.000 visitatori.

 

Il presidente della Fondazione Mimmo Jodice dice che:

“si è creato un fermento culturale che nessuno potrà fermare.