Dal sociale a lavoro, arte e ambiente il manifesto per il prossimo sindaco

Anche la nostra Fondazione sottoscrive il documento “Napoli può” dal sociale le proposte per la città.

 

L’OBIETTIVO È «OFFRIRE UN CONTRIBUTO PROGRAMMATICO PRIMA DELLA SCELTA DEI CANDIDATI»

 

Venticinque organizzazione del no profit e dell’associazionismo stilano un documento con cui individuano sei priorità per il cambiamento della città

 

Dall’associazionismo al volontariato, dalla cooperazione sociale al privato non-profit: le organizzazioni del civismo attivo  presenti in città fanno quadrato e individuano le alcune priorità per il rinnovamento del capoluogo partenopeo in vista delle elezioni amministrative della prossima primavera.

 

In tutto 25 realtà radicate sul territorio si fanno promotrici di “Napoli può”, il documento in cui sono contenute sei proposte necessarie per determinare un cambiamento non più rinviabile: interventi nel sociale; investimenti nell’ambiente; riforma della macchina comunale; valorizzazione degli immobili di proprietà comunale; emersione delle lavoro sommerso; mobilità urbana; investimenti nella ricerca, nell’arte e nella cultura.

L’obiettivo è di offrire un contributo a un dibattito pre-elettorale per definire contenuti programmatici ancor prima dell’individuazione del candidato sindaco. Una necessità che nasce – spiegano le organizzazioni“considerando la situazione di estremo disagio sociale che caratterizza la città: diseguaglianze crescenti, enormi fragilità in vasti strati della popolazione, povertà diffuse, numerosi quartieri completamente dimenticati ed ormai di fatto segregati dal resto della città”

Questioni – si legge nel documento“fortemente aggravate dalla pandemia e che, oggettivamente, aprono ampi spazi di manovra alla camorra. Tutto questo in quadro strutturale di scarsa dotazione di servizi per cittadini che rende inaccettabile la qualità della vita nella nostra città”.

A fronte di queste considerazioni, le organizzazioni promotrici  sulla base del loro lavoro, delle loro esperienze e del loro radicamento nella comunità, ritengono di avere il diritto, ed anzi, il dovere di contribuire, in modo autonomo, al dibattito sul futuro della città.

“Riteniamo che per lo sviluppo della città, per recuperare un rapporto tra cittadini ed istituzioni ormai evidentemente logoro, la politica debba evitare promesse mirabolanti, debba smettere di alimentare il vittimismo; debba cercare il consenso dei cittadini non con la continua pratica dello scambio e dei favori, debba recuperare moralità e responsabilità interrompendo una diffusa ed insopportabile pratica di cinico trasformismo” – continuano.

Le prime 25 organizzazioni firmatarie del documento rappresentano 1.045 lavoratori e lavoratrici; nel 2020 hanno prestato servizi e supporto a più di 13.000 donne, uomini, bambini, persone con disabilità o in condizioni di povertà e fragilità sociale; esprimono un fatturato aggregato superiore ai 23.500.000 euro annui.

Contatti:

Pasquale Calemme  – pasqualecalemme@gmail.com (329-0555635)

Elena de Filippo – presidenza@coopdedalus.it – (347 4874292)

 


documento

Le proposte dell’associazionismo, del volontariato, della cooperazione sociale e

del privato non-profit

 

 

I – La scadenza elettorale di primavera

La scadenza per il rinnovo del Consiglio Comunale e per l’elezione del nuovo sindaco di Napoli si avvicina in un momento particolarmente critico. Nel pieno di una drammatica crisi sanitaria, sociale ed economica le istituzioni locali sono lacerate; è aperta l’ipotesi del Commissariamento dell’Amministrazione comunale; il confronto sui programmi non va al di là della rituale elencazione di obiettivi generici; e, naturalmente, ci si esercita quotidianamente nel toto sindaco: il che in questa situazione appare letteralmente grottesco.

Intanto la città continua ad essere caratterizzata in modo fortemente contraddittorio da straordinarie opportunità e da criticità dure, spesso drammatiche: povertà diffuse, insopportabili disuguaglianze, un diffuso clima di disagio sociale. Un intreccio tra bello e brutto, giusto e ingiusto, spinte al cambiamento e rassegnazione, che la pandemia ha ulteriormente messo in luce, rendendo tutto più evidente, più ampio, più faticoso.

Se si pensa a quello che servirebbe a Napoli, appare evidente che c’è bisogno di una nuova idea di città, di rinnovate risorse morali ed intellettuali, di un richiamo alla responsabilità e all’impegno dei cittadini. Un impegno mirato a costruire una nuova, diversa normalità: più attenzione alle persone, ai loro diritti e al loro benessere; più capacità di produrre buona economia, centrata sulla responsabilità sociale e sull’impatto sulle comunità e non esclusivamente orientata al  profitto e per questo onnivora con l’uomo e la natura; una visione secondo cui la giustizia sociale, ambientale ed educativa siano considerate non cosa altra rispetto allo sviluppo, ma il loro presupposto; e i diritti individuali e civili, il rispetto delle diversità e lo sguardo di genere siano utilizzati come criteri per leggere i fenomeni e come valori capaci di  orientare interventi e politiche.

E’ urgente recuperare un rapporto con le aree più fragili della città, con i margini geografici e sociali, che negli anni si sono sentiti abbandonati, non riconosciuti, quasi derisi da politiche, anche nel campo democratico e progressista, quasi esclusivamente rivolte e attente ai garantiti e ai centri. Un senso di abbandono che ha comportato una sorta di esodo dalle responsabilità di cittadinanza, ad iniziare dall’esercizio del diritto di voto: alle ultime elezioni comunali è andato alle urne un napoletano su due (54,11%); al ballottaggio, uno su tre (35,99).  Non si tratta più di denunciare la distanza tra Istituzioni e cittadini, ma di prendere atto della totale incomunicabilità dei due mondi. Lo spettacolo indecoroso di una “politica”, in cui, fatte salve alcune eccezioni, il trasformismo appare talmente normale da pretendere di essere eticamente legittimo; in cui sembra assistere al gioco dei quattro cantoni; in cui non vi è nessun contenuto se non lo schizofrenico atteggiamento che da una parte si esercita in una rituale denuncia dei problemi e dall’altra si esaurisce nella gestione delle clientele, e nella ricerca del consenso basata sui favori e sullo scambio.

 

II – Il progressivo  degrado della qualità della vita

Intanto, negli anni, i napoletani subiscono un costante peggioramento delle loro condizioni di vita. Fondamentali diritti di cittadinanza sono negati a larghi strati della popolazione. Questo apre ampi spazi alla camorra. Spazi che si vanno pericolosamente dilatando nella crisi di questi mesi. Mentre si continua a richiamare il divario della nostra città in termini di reddito ci si dimentica di denunciare il vero divario. Qualche dato: A Napoli ci sono 50,8 autobus ogni 100 mila abitanti; a Milano 98,2. La spesa comunale pro capite per il trasporto pubblico è di 147,88 euro; 795,46 a Milano. La raccolta differenziata nel 2018 è pari al 36%; a Milano al 58,8%. Il 9,7% delle famiglie dell’area metropolitana è in potenziale disagio economico, prima provincia in Italia, ma con forti differenze tra i quartieri: 3% al Vomero, 17,9% a San Pietro a Patierno. Le spese totali pro capite per politiche sociali del Comune di Napoli sono pari nel 2018 a 63,48 euro; sono 306,74 a Milano. In particolare a Napoli ci sono 6,30 euro pro capite per spese per disabilità; 51,51 a Milano. Sono 2,33 ogni mille abitanti le persone con disabilità servite dai servizi sociali del Comune; a Milano 10,94. 0,32 ogni mille abitanti i cittadini serviti dai servizi sociali per dipendenze e salute mentale; a Milano 1,9. 2,58 abitanti ogni mille serviti dai servizi sociali del Comune; 23,62 a Milano. 1,27 ogni mille abitanti gli utenti serviti dai servizi sociali del comune per povertà, disagio e senza dimora; a Milano 13,22.  Napoli è la quarta provincia d’Italia per quota di disoccupati; il tasso di occupazione femminile è del 25,6%; a Milano il 63,9. Altissimi i dati sull’abbandono scolastico: 22,1%. Ogni mille abitanti ci sono 0,1 mq di pannelli solari termici sugli edifici del Comune; la media dei capoluoghi italiani è di 2,4. 13,1 km di piste ciclabili per 100 Kmq di superficie; 120 a Milano. Al 2017 non sono state riscosse multe dal Comune per 479 milioni di Euro. Nel 2018 è stato riscosso il 15% delle multe. Molti altri dati si potrebbero richiamare, ma non farebbero che confermare una clamorosa carenza di servizi sociali, una mobilità molto precaria, una pronunciata inefficienza della macchina comunale.

 

III – Dalla rassegnazione alla cittadinanza attiva

Nel ‘600 Napoli era la città più grande d’Europa; nel censimento del 1901 con 547.503 abitanti era la città più grande d’Italia. Per secoli è stata una grande capitale con riconosciuti primati nel campo della cultura, dell’arte, della scienza e dell’industria. Il grande passato di Napoli deve essere solo nostalgia, rimpianto e rancore o può determinare una nuova volontà di protagonismo, di sviluppo, di riscoperta e di valorizzazione delle straordinarie energie culturali, sociali, imprenditoriali ancora presenti, ma che non riescono ad esprimersi in un disegno collettivo? Napoli oggi ha 959.188 abitanti, ma l’area metropolitana supera i tre milioni. La denatalità è in crescita e, insieme, abbiamo conosciuto un ventennio di ripresa della migrazione verso il Nord e l’estero, nella misura del 6 per mille annuo, sia di giovani molto qualificati sia di volenterosi poveri, le forze più vitali delle nuove generazioni. Nessun ragionamento serio è stato fatto per costruire un disegno plausibile di sviluppo di questa enorme conurbazione che ha la densità abitativa più alta d’Europa.  Le classi dirigenti non riescono a produrre un’idea di città, preferendo la strada della ricerca delle responsabilità altrui. Il destino di Napoli non si decide ”altrove”, ma a Napoli, investendo sulle nostre risorse.

Invece la città, nonostante la nuova attrattività turistica e culturale, peraltro da qualificare e governare, appare, nel senso proprio del termine, “disperata”, cioè senza speranza, senza progetto, senza prospettive. Pochissimi, tra i napoletani, manifestano sentimenti positivi: nessuna aspettativa per il futuro, al massimo una capacità di rassegnazione. Pochissimi sono disposti a mettersi in gioco per un disegno collettivo: quelli che s’impegnano lo fanno per lo più in una logica di testimonianza. Tale situazione è inaccettabile e insufficiente, nel senso che non si può non tentare una via d’uscita: anche se tutto sembra consumato, in un clima di insopportabile cinismo: appelli, richiami, progetti, sfide. Tutto sembra impossibile, parziale, inutile, destinato alla vacuità. Risultano insopportabili dotte riflessioni sulle cause, noiose le descrizioni delle responsabilità, spesso elaborate da chi “odia” Napoli, generici gli appelli alla società civile, frustranti le richieste di piani straordinari per l’occupazione dei giovani ed i ricorrenti richiami, senza apprezzabili risultati, alle grandi potenzialità rappresentate da Bagnoli e Napoli Est. A tutto questo non crede più nessuno, nemmeno chi se ne fa paladino. Non possiamo cadere nella trappola della rassegnazione. Crediamo invece possibile costruire un percorso collettivo, una proposta che sia in grado di mobilitare le migliori risorse della città. Un programma concreto per fare di Napoli quello che è inscritto nel suo nome, una nuova città.  Una città, inclusiva, accogliente e perciò sicura.  Sicura perché mette al centro della sua identità la ricerca, la promozione e la tutela del benessere collettivo. Di tutte e tutti, a partire dai fragili e dalle periferie, non solo per senso di giustizia ma perché, come ci ricorda Francesco, negli “scarti” vi sono le energie per lo sviluppo.

 

IV – Le scelte di fondo

Rifiutando le logiche securitarie fondate sulla paura e sull’esclusione, Napoli deve confermarsi città dell’accoglienza, dei meticciamenti, dell’inclusione a tutti i livelli.

Sulla scorta della nostra esperienza e nella logica di un radicale cambiamento della politica napoletana, la strada che proponiamo è quella che:

  • senza cadere nella trappola-scorciatoia dell’antipolitica, senza pensare che il problema si esaurisca nella sostituzione di De Magistris o con l’individuazione di un nuovo presunto “salvatore”, cui affidare il destino della città, assuma la scelta che c’è bisogno di costruire qualcosa “prima” della politica dei partiti, ormai non solo incapaci, ma anche impossibilitati a fare il loro mestiere;
  • parta dalla convinzione che vi sono molte eccellenze e molte aggregazioni sane, che negli ultimi tempi hanno “tenuto” la città con un impegno orizzontale e con un forte radicamento ma coltivando distanza e sospetto nei confronti della cosa pubblica; e altre che hanno “temuto” la città, ritraendosi dalla dimensione collettiva e cercando relazioni verticali, scegliendo di impegnarsi per inserirsi nei grandi flussi, culturali, artistici, mediatici, economici, finanziari, allontanandosi di fatto dal territorio;
  • abbia come obiettivo prioritario la ri-costruzione della polis (nea-polis) attraverso un forte richiamo alla responsabilità dei cittadini ed una enfatizzazione del ruolo del Terzo Settore come “costruttore di comunità”;
  • assuma la prospettiva di genere che rappresenta uno sguardo sulle persone le relazioni, i problemi e le risorse, sulla qualità della vita personale e comunitaria. Una prospettiva che assume l’asimmetria esistente tra i generi come una radice profonda delle diseguaglianze e della violenza;
  • superi una politica che costruisce il consenso sulla rassegnazione, sul rivendicazionismo, senza mai denunciare le responsabilità, spesso non marginali, dei cittadini;
  • rivendichi il valore delle regole e combatta concretamente l’illegalità, nella convinzione che la illegalità diffusa, anche quella apparentemente insignificante, è il primo anello di una lunga catena che porta alla corruzione ed alla criminalità;
  • eviti di promettere soluzioni rapide e miracolose, e che “sfidi” i napoletani ad un percorso di ricostruzione lungo, serio, concreto e, soprattutto, verificabile perché fatto di visioni e al contempo di concrete realizzazioni.

 

V – Le priorità

I prossimi anni potrebbero essere decisivi per riorientare il modello di governo del territorio e per ridefinire le politiche di allocazione delle risorse, nella consapevolezza che le compatibilità di bilancio del Comune di Napoli, i pesanti squilibri finanziari, purtroppo oramai strutturali, condizioneranno violentemente il processo. Sarà necessario mobilitare risorse, intelligenze e competenze in grado di avviare con creatività e serietà, una stagione di innovazione e responsabilità. Sarà necessario assumere con rigore precise priorità. Sarà necessario che Napoli faccia sentire la sua voce propositiva nella stagione della ricostruzione europea e italiana che si apre nel tempo che segue la pandemia.

Invece nel dibattito in corso sulle prossime elezioni comunali, tutti dichiarano che occorre partire dai contenuti, ma pochi rischiano di indicare, dal loro punto di vista, quali sono le scelte prioritarie. Si preferisce di solito indicare obiettivi assolutamente condivisibili ma del tutto generici. Queste indicazioni non costituiscono un programma politico che è fatto di scelte e di priorità, non di elenchi onnicomprensivi.

Per questo motivo indichiamo alcune priorità che nel confronto successivo potranno essere integrate e corrette, ma non annacquate in documenti generici che tengono conto di tutto ma non indicano “scelte”: che è il vero compito della politica. Naturalmente, in relazione alle nostre esperienze e competenze, il programma è più dettagliato per quanto riguarda gli interventi nel sociale.

  1. Interventi nel sociale
  • Portare la spesa sociale del Comune di Napoli al livello della spesa media dei comuni italiani, anche dedicando per almeno tre anni il 50 per cento della tassa turistica al fondo sociale comunale.
  • Investire sullo sviluppo territoriale dei servizi sociali e socio-sanitari, facendone presidi di prossimità, con una decisa implementazione dell’assistenza domiciliare integrata per le persone anziane e per i disabili, mirata non solo a evitarne l’istituzionalizzazione ma anche ad attivare reti comunitarie di protezione, socialità e inclusione (educatori di condominio e comunità, promozione di attività sociali, accompagnamento a occasioni culturali e di svago). Rilanciando il ruolo del Sindaco quale Autorità Sanitaria Locale, nel rapporto sinergico (e paritario) con il SSR in generale e in particolare su questioni che riguardano la salute mentale, le dipendenze, verso la ri-costruzione di un sistema locale integrato ed orientato a interventi territoriali.
  • Investire nelle periferie e nei quartieri disagiati per avviare o consolidare iniziative di coesione socialegià in atto. Nelle periferie occorrono dispositivi misti pubblico/terzo settore, che, centrati sulla coesione sociale, offrano un quadro coordinato di interventi per la lotta alla povertà educativa, il successo formativo, l’esigibilità dei diritti, il buon uso delle strutture del welfare materiale. La proposta in tale senso è quella di attivare Agenzie di regia sociale di quartiere. Agenzie in grado di coordinare in processi e programmazioni integrate tutte le risorse e gli attori del territorio, pubblici e privati, attraverso la connessione con le politiche di rigenerazione urbana, dei trasporti e mirati alla città sicura.
  • Investire in tutto il territorio cittadino per avviare o consolidare le pratiche di integrazione sociale per le persone con disabilità e per i loro familiari e care giver (dall’accesso ai servizi educativi e di potenziamento della socialità ai percorsi terapeutici ai servizi per il trasporto ed accesso ai servizi).
  • Attivare una cabina di regia all’interno della macchina comunale, inter-assessorile e supportata da esperti esterni, che assuma il tema della povertà educativa e più in generale della tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza come priorità della politica amministrativa, mirando a raddoppiare l’offerta dei servizi 0-6, con particolare attenzione alla fascia 0-3, promuovendo nidi, spazi infanzia, supporto alla genitorialità fragile e a tutti i dispositivi attivabili, compreso il rilancio dei progetti di adozione sociale soprattutto nei quartieri in maggiore sofferenza.
  • Potenziare e mettere in connessione le educative territoriali, i poli per la famiglia e i laboratori di co-progettazione di contrasto alla dispersione scolastica (aumentando le risorse 285 e 328 con risorse comunali ed europee e implementando il coordinamento con i fondi regionali), anche attivando un “contratto di scuola”in ogni quartiere di forte sofferenza educativa e dei contratti di quartiere e introducendo, in via sperimentale, i budget educativi e di salute, con una più forte connessione tra politiche locali e misure nazionali di sostegno al reddito.
  • Promuovere interventi territoriali che intreccino le iniziative di contrasto alla povertà con le politiche di sostegno all’inclusione lavorativa, con riferimento particolare ai giovani sperimentando su larga scala iniziative di formazione ed aggiornamento professionale.
  • Realizzare un piano di mobilità sostenibile e accessibile per i tutti i cittadini.
  • Definire (in relazione ad iniziative analoghe in cantiere nel Paese) un piano decennale per la casa e l’abitare, anche con esperienze innovative (social housing, co-housing), centrato sulla razionalizzazione della Gestione dell’Edilizia Pubblica, su procedure trasparenti sul tema dell’emergenza abitativa, insieme a una intelligente politica – anche di competenza comunale – sul regime degli affitti provvisori di stanze e case.
  • Migliorare e accrescere la cura verso le persone più fragili: sostenere interventi per i senza fissa dimora e per la creazione di una rete di mense, promuovere e coordinare interventi in favore delle detenute e dei detenuti, superare la piaga dei campi Rom.
  1. Investimenti nell’ambiente
  • Drastica riduzione del traffico e rinnovato impegno per la raccolta differenziata, anche valorizzando le positive esperienze realizzate da cooperative sociali e prevedendo pesanti sanzioni per le aziende ed i cittadini che inquinano.
  • Efficientamento energetico di tutti gli stabili di proprietà del Comune, con un piano organizzato sui seguenti ambiti: gestione efficiente dei consumi energetici; forme contrattualistiche innovative in merito alla fornitura di energia (elettrica e termica); acquisti pubblici sostenibili (Green Public Procurement), nomina di un responsabile dell’energia (Energy Manager), in grado di analizzare e ottimizzare il bilancio energetico del Comune.
  • Interventi sulla macchina amministrativa comunale per quanto riguarda la gestione del personale, l’organizzazione degli uffici, la trasparenza ed efficienza nella gestione del patrimonio immobiliare e nella riscossione delle multe. Occorre avviare un generale e complessivo piano di digitalizzazione di tutta la macchina amministrativa e burocratica comunale. Adottare la contabilità economica e abbandonare la contabilità di cassa o a matrice finanziaria, favorendo un processo di convergenza tra contabilità pubblica e contabilità di matrice privatistica. L’assenza di meritocrazia nel reclutamento dei funzionari pubblici determina inefficienza e scarsa qualità dei servizi.
  • Valorizzazione degli immobili di proprietà comunale con trasparenti procedure di concessione ad Enti del Terzo settore per attività culturali, educative e sociali l’obiettivo è valorizzare il patrimonio pubblico e, al contempo, rispondere ai bisogni della comunità, prendendo atto dell’inadeguatezza delle politiche sociali e di sviluppo adottate sino ad oggi, sia in termini di risorse finanziarie pubbliche che di capacità progettuale.
  • Iniziative di sostegno per la regolarizzazione delle forme di lavoro ed attività sommerse con la definizione di un vasto programma di accompagnamento all’emersione, che preveda sostegni economici e attività di assistenza, utilizzando meccanismi di microcredito.
  • Rafforzamento delle misure di lotta all’usura, problema ingigantito in maniera esponenziale dalla pandemia, sollecitando anche una modifica della normativa nazionale in materia.
  • Investimenti per la mobilità urbana a partire dalla progressiva chiusura del centro storico al traffico privato (in tre anni). Investendo sull’interazione tra i diversi sistemi locali di trasporto rapido di massa (metropolitana e tram) e sui servizi di mobilità condivisa (car-sharing), in ottica multimodale.
  • Forti investimenti nella ricerca, nelle arti, nella cultura con l’obiettivo di fare di Napoli una piattaforma internazionale realizzando, anche attraverso il ricorso a finanziamenti straordinari dell’Unione Europea, un insieme di interventi tra i quali la creazione di un “hub” dedicato  all’Arte e alla Cultura da allocarsi nella struttura Albergo dei poveri, o in uno delle decine di complessi in disuso nella città.

Inoltre:

  1. a) impegno a modificare lo Statuto del Consiglio Comunale rivedendo in particolare la norma sul numero legale;
  2. b) impegno a definire, finalmente, subito dopo le elezioni, anche con l’apporto di competenze particolarmente qualificate, un piano di sviluppo dell’area metropolitana;
  3. c) impegno, da parte del candidato sindaco, ad indicare i componenti della sua giunta almeno un mese prima delle elezioni.

 

VI – Il senso del nostro impegno

Questa iniziativa non si sovrappone ad altre organizzate da pezzi di “società civile”; iniziative certamente positive perché espressione di un bisogno di forte cambiamento, tuttavia spesso efficaci nelle analisi ma generiche negli obiettivi e destinate a dissolversi dopo le tornate elettorali; questa non è una proposta di singoli cittadini: non è un appello firmato da singole persone con le quali si ritiene interessante dialogare. Essa vuole esplicitamente rappresentare gli interessi, le esperienze e la domanda dei soggetti del Terzo Settore, concretamente impegnati sul terreno della solidarietà, della giustizia sociale, del riconoscimento dei diritti e ormai stanchi di essere al massimo considerati come meritevoli di attenzione, ma sempre e comunque ai margini del dibattito politico ed istituzionale, salvo episodi, quasi sempre in periodi elettorali, di cooptazione da parte dei partiti tradizionali.

I soggetti che propongono e tutti quelli che decidono di aderire a questa iniziativa:

  • sono convinti che il Terzo Settore costituisca una potenziale, decisiva leva di cambiamento e quindi si percepiscono come soggetti politici autonomi, non destinati a delegare ad altri la propria rappresentanza;
  • anche se partecipano ad altri movimenti di cittadinanza attiva, costruiscono in modo autonomo una piattaforma politica da confrontare con tutti gli altri soggetti in vista delle elezioni amministrative;
  • non condividono atteggiamenti ispirati ad un populismo qualunquistico ed antipartitico, ma ritengono di contribuire alla riqualificazione delle forze politiche locali con posizioni organiche e strutturate, non con “suggerimenti” marginali e specialistici o rivendicando un po’ di benevola attenzione.

 

Quindi, e lo vogliamo affermare con chiarezza, non  vogliamo fare una lista, non siamo alla ricerca di posti, non prepariamo la strada ad un candidato Sindaco, non è scontata la nostra collocazione rispetto ai partiti tradizionali. Partiamo, al contrario, dall’assunzione dell’idea e della prospettiva che nel sociale vi sono le condizioni per lo sviluppo complessivo della città: quindi non “anche attenzione al sociale”, ma centralità del sociale per combattere le ingiustizie e per sviluppare la città dal punto di vista economico ed occupazionale, tenendo conto dell’indispensabile equilibrio tra economia, diritti delle persone, tutela del suolo e dell’ambiente.

Tutto questo a partire dal coinvolgimento delle compagini sociali delle nostre organizzazioni, composte da diverse generazioni di operatrici ed operatori, portatori di visioni, saperi ed esperienze differenti, con multiforme sensibilità ed interpretazione della pratica politica. Ed anche coinvolgendo le persone e le famiglie con cui si condividono i cammini, a volte per cultura ed esperienza diffidenti verso le istituzioni e la politica.

Le prime organizzazioni firmatarie di questo documento impegnano 1045 lavoratori e lavoratrici di cui 749 a tempo indeterminato, 150 a tempo determinato e 146 con altri contratti.

Di questi 721 sono donne, 119 sono persone con fragilità e 23 hanno un background migratorio.

I soci delle 6 cooperative che hanno sottoscritto l’appello sono 331, di cui 209 donne, mentre circa 30 sono le persone che arrivano da storie di fragilità.

Il numero dei beneficiari raggiunti nel 2020 è stato di circa 13.000, in prevalenza donne in condizioni di difficoltà (vittime di tratta, situazioni di violenza di genere), bambini e bambine, ragazze e ragazzi in povertà educativa e economica, persone con disabilità psichica e fisica, anziani, famiglie in condizioni di povertà

Le organizzazioni hanno un fatturato complessivo di circa 23.500.000,00 di euro

I servizi variano da quelli di prossimità e riduzione dei danni (attività di strada, unità mobili, centri accoglienza a bassa soglia), alle strutture di ospitalità diurna e residenziale. Dai centri culturali e interculturali alle educative di territorio e ai servizi di contrasto all’abbandono e al fallimento formativo. Dai servizi educativi all’istruzione, dalla formazione all’orientamento e inserimento lavorativo, dalla rigenerazione e riqualificazione di beni storici, culturali e di comunità alla creazione di nuove imprese giovanili. Dall’orientamento lavorativo e dalle politiche di sostegno all’inserimento lavorativo all’offerta formativa. Dai servizi di mediazione culturale e dei conflitti, al contrasto del traffico di essere umani e della violenza dei maschi sulle donne.

I promotori invitano tutte le organizzazioni del lavoro sociale e dell’impegno nel sociale ad un percorso di confronto che possa condividere ed arricchire le visioni e le priorità; che stabilisca le modalità organizzative, di comunicazione e di confronto con le forze politiche, sociali e culturali della città; che individui le modalità con cui essere parte attiva nelle elezioni comunali; pianifichi le interlocuzioni e il confronto sui programmi e, apertamente, sui possibili candidati, dell’intera Giunta e non solo del Sindaco; preveda che questo impegno di cittadinanza attiva  non si esaurisca  all’indomani delle elezioni amministrative.

Con fiducia e consapevolezza.

  1. Amici di Peter Pan – Aps
  2. Amici Museo del Mare – Associazione
  3. Associazione Dream Team Donne in Rete per la Ri-Vitalizzazione Urbana APS
  4. Associazione Quartieri Spagnoli
  5. Astra – associazione
  6. COR/RELAZIONI – Associazione
  7. Chi rom e chi non – Aps
  8. Circolo “La Gru” di Legambiente di Scampia
  9. Network educativo Dalla Parte Dei Bambini – Impresa sociale
  10. Dedalus – cooperativa sociale
  11. ECOart  – associazione
  12. E.r.a. – cooperativa sociale
  13. FOQUS – Fondazione Quartieri Spagnoli onlus
  14.  IF-ImparareFare – associazione
  15. I ragazzi della barca di carta – associazione
  16. Irene 95 – cooperativa sociale
  17. La locomotiva – cooperativa sociale
  18. Il Millepiedi – cooperativa sociale
  19. Misericordia Napoli Nord
  20. Muezzin – associazione
  21. Occhi aperti – cooperativa sociale
  22. L’orsa maggiore – cooperativa sociale
  23. Progetto solidale donne – associazione
  24. Scuola di pace – associazione
  25. S. Gennaro – Fondazione di Comunità